La raccolta differenziata cresce. I rifiuti pure

Stiamo differenziando sempre di più. E continuiamo a produrre molti rifiuti.

Gli ultimi dati ISTAT offrono due fotografie molto vicine nel tempo, che vale la pena leggere insieme.

Nel 2024 la raccolta differenziata ha raggiunto il 67,7% dei rifiuti urbani prodotti, crescendo di un punto percentuale rispetto all’anno precedente.

Nello stesso anno la produzione complessiva di rifiuti urbani è salita a 29,9 milioni di tonnellate, pari a una media di 507,7 kg per abitante. Sono 11,5 kg in più a testa rispetto al 2023.

Il quadro 2025 aggiunge un altro elemento interessante: la raccolta differenziata è ormai una pratica molto radicata nelle abitudini delle famiglie italiane.

L’87,4% delle famiglie dichiara di differenziare sempre carta, vetro, alluminio e plastica. La percentuale sale al 93,0% per la carta, al 92,7% per la plastica e al 92,2% per il vetro.

La capacità di separare i materiali continua quindi a consolidarsi. La fase successiva riguarda la quantità di materia che entra nei nostri sistemi di consumo e, alla fine del percorso, diventa rifiuto.

La raccolta differenziata è ormai un’abitudine diffusa

I dati ISTAT 2025 mostrano quanto la raccolta differenziata sia entrata nella quotidianità.

Carta, plastica e vetro vengono separati regolarmente da oltre nove famiglie su dieci. Anche l’organico raggiunge l’89,8%, mentre l’alluminio arriva all’83,9%.

Guardando al lungo periodo il cambiamento è ancora più evidente: la quota di famiglie che dichiara di differenziare sempre carta, vetro, alluminio e plastica è passata dal 24,1% del 1998 all’87,4% del 2025.

Sono numeri che raccontano una maggiore attenzione e sistemi di raccolta sempre più presenti sul territorio.

La qualità della separazione resta essenziale perché permette ai materiali di arrivare alle filiere nelle condizioni migliori per essere selezionati, trattati e recuperati.

Quanti rifiuti urbani produciamo in Italia?

L’ultimo dato strutturale disponibile sulla produzione dei rifiuti urbani è riferito al 2024.

In quell’anno ogni abitante ha prodotto mediamente 507,7 kg di rifiuti urbani, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente.

A livello nazionale significa quasi 30 milioni di tonnellate di materiali che devono essere raccolti, trasportati, selezionati, trattati, recuperati o smaltiti.

ISTAT invita anche a leggere il dato con attenzione. In alcune realtà territoriali, sistemi di raccolta più efficienti possono aver intercettato flussi che negli anni precedenti sfuggivano alla contabilizzazione.

Resta però un dato significativo per comprendere la quantità di materia che attraversa ogni giorno i nostri sistemi di consumo.

Packaging, prodotti monouso, beni con cicli di vita brevi, acquisti, consegne e materiali di consumo finiscono progressivamente dentro una filiera di gestione.

Perché la prevenzione dei rifiuti deve partire a monte?

I dati 2025 sui comportamenti delle famiglie mostrano che la separazione dei materiali è ormai ampiamente diffusa.

Questo permette di spostare l’attenzione anche verso ciò che accade prima della raccolta.

  • Quanto materiale utilizziamo?
  • Quanto packaging entra in cir circolazione?
  • Quanto dura un prodotto?
  • Quanti scarti genera un processo?
  • Quali materiali scegliamo in fase di acquisto?
  • Quanto facilmente potranno essere separati e recuperati?

Sono domande che riguardano cittadini, amministrazioni e mondo produttivo.

Per un’impresa, lavorare a monte può significare osservare imballaggi, materiali di consumo, forniture, processi produttivi, sfridi, eccedenze e modalità di approvvigionamento.

Ogni scelta fatta in questa fase influenza il flusso che dovrà essere gestito successivamente.

Che cosa possono fare le aziende per migliorare la gestione dei rifiuti?

I dati ISTAT citati riguardano i rifiuti urbani.

Per i rifiuti speciali prodotti dalle aziende entrano in gioco classificazioni, obblighi, sistemi di tracciabilità e filiere differenti.

Il quadro nazionale offre comunque uno spunto utile anche alle imprese: una gestione efficace parte dalla conoscenza dei propri flussi.

Per un’azienda produttiva significa sapere:

  • quali materiali entrano nei processi;
  • quali diventano scarto;
  • in quali quantità;
  • in quale fase vengono prodotti;
  • quanto sono facilmente separabili;
  • quali possibilità di recupero esistono;
  • quali operatori e impianti possono gestirli;
  • quali informazioni devono essere tracciate.

Questa mappatura rende più semplice individuare i flussi che generano maggiori quantità di rifiuti e quelli su cui esistono margini di miglioramento.

Perché la qualità della raccolta incide sul recupero dei materiali?

La qualità del rifiuto prodotto incide direttamente sulle possibilità di gestione successive.

Materiali mescolati o contaminati possono rendere più complessa la selezione e limitare alcune opportunità di recupero.

Una raccolta ben organizzata all’interno dell’azienda facilita invece classificazione, deposito, movimentazione e destinazione finale.

In molti contesti si può intervenire su elementi molto concreti:

  • contenitori dedicati;
  • aree di deposito organizzate;
  • procedure condivise;
  • identificazioni chiare;
  • formazione del personale;
  • controllo periodico dei flussi.

Un materiale riconoscibile e correttamente separato mantiene maggiori possibilità di valorizzazione all’interno della filiera.

Che cosa succede ai materiali dopo la raccolta?

Dopo la raccolta entra in gioco la capacità della filiera.

Impianti, tecnologie di trattamento, logistica e mercati di sbocco determinano ciò che accade realmente al materiale.

Un rifiuto recuperabile deve trovare una destinazione capace di riceverlo e trasformarlo.

Questo aspetto diventa particolarmente rilevante per materiali complessi, compositi, plastiche miste, tessili e altre frazioni che richiedono trattamenti specifici.

Per un’azienda, conoscere meglio la destinazione dei propri rifiuti aiuta a comprendere le possibilità disponibili e a progettare i flussi interni con maggiore consapevolezza.

Come individuare e ridurre gli scarti nei processi aziendali?

Una mappatura periodica permette anche di capire dove nasce il rifiuto.

Può evidenziare:

  • materiali utilizzati in quantità elevate;
  • sfridi ricorrenti;
  • packaging complessi da gestire;
  • flussi frequentemente contaminati;
  • materiali con poche destinazioni disponibili;
  • acquisti che generano quantità importanti di scarto;
  • aree dove una migliore separazione può aumentare la qualità del materiale.

Da questa fotografia possono partire interventi graduali: confronto con i fornitori, revisione di alcuni materiali, modifica dei sistemi di raccolta, riduzione degli imballaggi, recupero di sfridi o ricerca di filiere più adatte.

Il punto di partenza resta sempre il dato reale dell’azienda.

Che cosa raccontano insieme i dati ISTAT 2024 e 2025?

I numeri ISTAT raccontano due livelli diversi dello stesso sistema.

Il 67,7% di raccolta differenziata e i 507,7 kg di rifiuti urbani per abitante fotografano la situazione strutturale del 2024.

L’87,4% delle famiglie che nel 2025 dichiara di differenziare sempre carta, vetro, alluminio e plastica mostra quanto questa pratica sia ormai consolidata.

La capacità di separare i materiali è cresciuta molto.

Ora diventa sempre più interessante lavorare anche sulla quantità di materiali che entrano in circolo, sulla durata dei prodotti, sulla qualità degli scarti e sulla capacità delle filiere di recuperarli.

Per le aziende questo significa conoscere meglio i propri processi e intervenire dove si genera il rifiuto.

Il ruolo di Selin

Selin affianca le imprese nella gestione ambientale e nell’organizzazione dei propri flussi di rifiuto.

Il supporto può riguardare:

  • analisi dei flussi prodotti;
  • classificazione dei rifiuti;
  • organizzazione delle modalità di raccolta e deposito;
  • verifica delle destinazioni e degli operatori autorizzati;
  • gestione dei registri di carico e scarico;
  • supporto RENTRI;
  • compilazione del MUD;
  • formazione del personale;
  • consulenza continuativa sulla gestione ambientale.

Conoscere quantità, origine e destinazione dei propri scarti permette di organizzare meglio i processi e individuare aree concrete di miglioramento.

Vuoi capire dove si generano gli scarti nella tua azienda e come migliorare la loro gestione?

Contatta Selin per una valutazione dedicata.

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