Negli ultimi vent’anni i RAEE – Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – sono passati da rifiuto “difficile” a snodo strategico per ambiente, sicurezza e organizzazione dei flussi pubblici e aziendali.
Non solo perché contengono materie prime recuperabili, ma perché includono componenti potenzialmente critiche: gas refrigeranti, batterie, schede elettroniche, lampade, sostanze che richiedono filiere autorizzate, tracciabili e affidabili.
Per enti e uffici pubblici, la gestione dei RAEE è oggi una questione strutturale, non episodica. E la differenza la fa sempre più il metodo.
Le origini del sistema RAEE: 2005–2007
Il primo grande punto di svolta arriva con il D.Lgs. 151/2005, che recepisce le direttive europee e costruisce la “cornice” moderna del sistema RAEE: responsabilità estesa del produttore, filiere dedicate, obiettivi di recupero e criteri di gestione.
Nel 2007 nasce il Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), con il compito di coordinare operativamente la raccolta – soprattutto nel circuito domestico – e i rapporti con territori e centri di raccolta.
È il momento in cui il sistema inizia a prendere forma concreta.
2006–2010: integrazione nel Testo Unico Ambientale e ritiro semplificato
Con il D.Lgs. 152/2006, i RAEE entrano pienamente nel sistema generale di gestione dei rifiuti: autorizzazioni, tracciabilità, responsabilità.
Nel 2010 arriva un passaggio molto operativo: il D.M. 65/2010 (“uno contro uno”), che consente ai distributori di ritirare l’usato contestualmente alla vendita del nuovo.
La raccolta si avvicina così al cittadino e al punto di acquisto.
2014: la vera svolta normativa
Il D.Lgs. 49/2014, che recepisce la direttiva 2012/19/UE, rappresenta ancora oggi la norma cardine sui RAEE in Italia.
Da qui in poi il sistema diventa più esigente:
- controlli più strutturati
- obiettivi di raccolta più ambiziosi
- maggiore attenzione al free riding
La gestione dei RAEE smette definitivamente di essere “accessoria”.
Dal 2016: piccoli RAEE e ampliamento del campo di applicazione
Con il D.M. 121/2016 (“uno contro zero”), viene facilitata la raccolta dei piccoli RAEE anche senza acquisto di un prodotto equivalente, ampliando i punti di conferimento.
Nel 2018 entra in vigore l’Open Scope: quasi tutte le AEE rientrano nella disciplina RAEE, salvo rare eccezioni.
Dal 2019, inoltre, gli obiettivi di raccolta si fanno ancora più stringenti (65% dell’immesso al consumo a livello UE).
Oggi: perché i RAEE pesano di più su enti e uffici pubblici
Negli enti e negli uffici pubblici i RAEE non sono un evento occasionale.
Sono un flusso continuo legato a:
- rinnovi informatici
- adeguamenti energetici
- manutenzioni
- dismissioni programmate
La complessità nasce dalla varietà dei materiali (IT, freddo/clima, illuminazione, consumabili) e dalla necessità di:
- ritiri programmati
- gestione logistica ordinata
- corretta gestione di componenti specifiche
- documentazione coerente con procedure interne e controlli
Qui l’improvvisazione non è un’opzione.
Il ruolo di Selin: ordine, tracciabilità, semplicità
In questo scenario Selin si posiziona come partner operativo per la gestione dei RAEE di enti e uffici.
Il valore si gioca su tre elementi chiave:
- chiarezza sui flussi
- organizzazione dei ritiri
- tracciabilità e conformità documentale
Perché sui RAEE la differenza non la fa la buona volontà, ma la solidità della filiera e la capacità di rendere semplice ciò che è complesso.
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